…CONTROLLO DEL TEMPO…

…CONTROLLO DEL TEMPO…

 

 

Una delle cose più importanti per un musicista è avere il controllo del tempo.

Questa è un’abilità fondamentale sia dal punto di vista esecutivo sia dal punto vista creativo e dell’improvvisazione.

Per un bassista a maggior ragione…considerato che per la maggior parte della nostra vita siamo “condannati” (e per fortuna aggiungo…e CHE fortuna) a suonare poche note molto del nostro spazio creativo risiede nel tempo e nel suo controllo.

 

Uno degli aspetti più affascinanti è quello che molti chiamano “intenzione” o “portamento sul tempo” e cioè quell’attitudine a suonare “appoggiati sul tempo” e quindi leggermente “indietro”, in ritardo… o all’opposto suonare “avanti” e quindi leggermente in anticipo rispetto a quello che si “dovrebbe” fare per essere perfettamente a tempo.

Ogni musicista può avere una propensione naturale/spontanea che lo porta in una o nell’altra direzione. Questa tendenza è influenzata da moltissimi fattori come ad esempio la cultura/società di appartenenza, il proprio carattere e approccio alla vita, la propria confidenza e il proprio rapporto con lo strumento, il proprio stato psico-fisico in un determinato momento e certamente anche la musica che si ascolta…ma ce ne sono molti altri.

 

Detto questo, molto interessante sarebbe imparare a controllare questo aspetto, utilizzandolo come strumento espressivo. E qui viene il bello e il difficile…

Ci sono pareri discordanti su come tutto ciò debba essere realizzato e addirittura su cosa sia in realtà…inoltre è difficile esprimere in poche righe un concetto tutt’altro che semplice.

Provando a sintetizzare semplificando… quando parliamo di suonare “indietro” o “avanti” entriamo nel campo di quello che si definisce “micro-timing” e cioè ci riferiamo a piccolissime sfasature ricorrenti nell’esecuzione delle note rispetto a dove dovrebbero essere per stare perfettamente sul tempo e quindi perfettamente sovrapposte ad un ipotetico click/metronomo.

Il che non significa suonare fuori tempo ma leggermente sfasati e spostati…di una frazione piccolissima, quasi incalcolabile.

 

Suonare indietro o avanti però NON significa suonare TUTTE le nostre note in anticipo o in ritardo rispetto a quella che sarebbe la loro posizione “corretta” sul beat… ma solo alcune, in punti determinati della battuta.

Altra cosa è chiarire la differenza tra beat e click/metronomo. Le due cose infatti non per forza coincidono. Per beat possiamo intendere il riferimento/andamento sul tempo generale del brano, l’andamento complessivo sul tempo degli strumenti nel loro insieme. Spesso (anche se non necessariamente) è “guidato” da quello che fa la batteria (non a caso…NON sempre si suona o si registra con un riferimento preciso di un metronomo/click). Quindi può essere benissimo che il beat in un brano non coincida precisamente con il metronomo.

 

La cosa veramente interessante è che quello che conta, al di là di tutti i discorsi, è la percezione che si trasmette all’ascoltatore, la sensazione finale che egli ha (lo stesso discorso lo approfondirò in un altro post riguardante le dinamiche).

Spesso infatti si può far percepire una cosa a chi ascolta senza per forza agire direttamente e pesantemente su di essa, almeno nel modo previsto logicamente.

Nel caso specifico, si può far percepire un tipo di “portamento sul tempo” avanti o indietro senza che in realtà ci sia un’esecuzione necessariamente “forzata” in quella direzione.

 

Quello che ho detto sopra infatti, spiegando il concetto di micro-timing, non è sufficiente ed esaustivo sulla questione…ci sono aspetti come le dinamiche, gli accenti, il suono e il suo attacco (in termini proprio “fisico-acustici”), la lunghezza/durata delle note e il loro volume, la loro costanza e uniformità…e molti altri fattori che influiscono sulla percezione di un determinato portamento.

Per non parlare ad esempio di strumenti con più “voci” come la batteria…in cui si può suonare la cassa con un portamento, il rullante e il charleston con un altro… o dell’interazione ad esempio tra basso e batteria…

 

 

Il piccolo consiglio che posso dare non è altro che quello che cerco di fare io (con risultati ancora alterni…) per lavorare su questo aspetto e cioè utilizzare un software di registrazione per sviluppare le mie abilità di controllo sul mio playing. E’ difficile, spesso frustrante ma pian piano dà i suoi frutti.

Non è un caso che i musicisti che riescono a controllare bene il proprio portamento sul beat sono proprio quelli con maggiore esperienza in studio di registrazione.

Il primo passo per riuscire a controllarlo CONSAPEVOLMENTE è imparare ad essere il più precisi possibile sul TEMPO!  Solo quando abbiamo imparato ad essere molto precisi e “chirurgici” sul beat si può iniziare a lavorare sul controllo dello spostamento.

Registrare dei groove all’inizio semplici (quarti e ottavi con pause) con un sequencer/software, impostare un metronomo che scandisca quarti e/o ottavi e controllare “a vista” (guardando le tracce sullo schermo) qual è la nostra propensione rispetto ad esso. Fare lo stesso con dei loop di batteria in cui non vi sia un metronomo/click come riferimento e analizzare se le nostre note cadono precisamente su cassa, rullante e charleston.

Una volta raggiunto un buon livello su questo (anche se è un lavoro che non finisce quasi mai…), iniziate a provare a variare un po’ i parametri che ho elencato in precedenza (ritardo/anticipo di qualche nota con costanza, dinamiche, accenti, tipologie di suono, la lunghezza/durata delle note volume delle note, costanza e uniformità delle note). Sperimentate lavorando magari su un fattore alla volta e poi combinatene assieme più di uno.

Registrate il tutto, ascoltate e vedete che effetto hanno dettato le vostre modifiche. Analizzate quali di questi fattori vi porta a percepire di aver suonato “avanti” o “indietro” e perché è successo.

Provate anche ad eseguire dei groove solamente PENSANDO di dovere suonare in anticipo o in ritardo ma cercando di rimanere a tempo, e provate a capire che effetto ha questo nelle vostre registrazioni.

Provate soprattutto ad esercitarvi su diverse velocità e noterete che diversi portamenti hanno effetti differenti su diverse velocità.

 

Altra cosa importantissima…provate a riconoscere e individuare queste cose su dei brani, sui dischi e provate a riprodurre voi stessi quelle “sensazioni” studiando quegli stessi brani. Ascoltate sia i musicisti singoli, sia la band nel suo insieme.

Ascoltate, ad esempio, le linee di basso di Pino Palladino, Paul McCartney, Marcus Miller, Meshell Ndegeocello …i groove di batteria di Steve Gadd, Jeff Porcaro, John Bonham… e provate ad individuare quanto detto.

Noterete che lo stesso tipo di “intenzione/portamento” sul tempo è reso in maniera molto diversa da musicisti diversi che utilizzano combinazioni diverse degli elementi che ho elencato qualche riga sopra. Per capirsi…non c’è un solo modo di far percepire all’ascoltatore un portamento “indietro” o “avanti” sul beat.

 

Non dimentichiamo MAI infatti la cosa più importante…quello che conta è la percezione del pubblico di quello che facciamo. Dobbiamo imparare a lavorare ed agire su questo.

 

 

COMMENTATE e fatemi sapere che ne pensate voi, IN FONDO ALLA PAGINA!

 

Mauro

 

 

 

 

Vi sottopongo l’ascolto di questo brano…provate a capire come la band interagisce sfruttando quanto detto! Per dovere di cronaca, la sessione ritmica è composta da Raphael Saadiq al basso e da D’Angelo stesso alla batteria.

 

Buon ascolto!

 

 

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